Venerdì 15 Luglio a Portopiccolo la mostra con i controversi disegni dell’artista

10 Luglio 2016 – Il Piccolo Trieste

Cinque crocefissioni e un papa realizzati a tecnica mista su carta attribuiti alla mano del pittore inglese Francis Bacon, provenienti dalla collezione di Cristiano Lovatelli Ravarino, verranno esposte negli spazi del Woland Art Club e nella hall dell’albergo Falisia di Portopiccolo a Sistiana nella mostra intitolata “Bacon and not drawing”. Curatore dell’iniziativa, presentata ieri a Portopicoclo e che si inaugura venerdì 15 luglio, è il critico d’arte Edward Lucie Smith, che è anche direttore artistico dell’associazione culturale Woland, presieduta dal pianista triestino Claudio Crismani.

L’evento, che costituisce una sorta di anteprima della mostra che si aprirà a Treviso alla Casa dei Carraresi il 15 ottobre prossimo, sempre per la cura di Lucie Smith affiancato da Barbara Steffen, certamente non mancherà di incuriosire il pubblico che vorrà vedere da vicino alcuni esemplari della controversa Francis Bacon Foundation of the Drawings Donated to Cristiano Lovatelli Ravarino, presieduta dall’avvocato Umberto Guerini.

Cristiano Lovatelli Ravarino racconta di aver conosciuto Francis Bacon nel 1977 a Roma in occasione della festa di addio di Balthus a Villa Medici. Ne nacque un’affettuosa amicizia, una relazione semiclandestina, fatta di vari incontri intercorsi tra Bologna, Venezia, Cortina d’Ampezzo, Londra. Durante questi incontri e soggiorni italiani l’artista avrebbe realizzato i disegni che come nota il critico Lucie Smith sarebbero non dei semplici schizzi ma delle opere di per sé “complete”. Sono disegni a matita, pastelli e collage su carta di grandi dimensioni (150×100 o 100×70 cm) che raffigurano teste, ritratti, autoritratti, papi, crocefissioni, riproponendo in forma diversa alcuni dei soggetti ricorrenti nella sua opera pittorica. Al 2 aprile 1988 risalirebbe l’atto ufficiale di donazione dell’intero corpus dei disegni a Cristiano firmato Francis Bacon.

Dopo la scomparsa dell’artista avvenuta a Madrid nel 1992, Cristiano Lovatelli Ravarino inizia a mostrare i disegni in qualche caso proponendoli in vendita. Denunciato per falsificazione, viene assolto nel 2004 dal tribunale di Bologna che decretò testualmente: “nessuno può dire che le opere siano dei falsi”. Da lì in poi è un alternarsi di mostre e sentenze di tribunali.

Nel 2009, durante la Biennale di Venezia, una ventina di disegni furono esposti a Palazzo Ca’ Zenobio degli Armeni, in una mostra intitolata “La punta dell’iceberg” per la cura di Edward Lucie Smith e Alberto Agazzani. Successivamente si sono visti a Zurigo, Milano, Buenos Aires, Evora (Portogallo). Nel 2010 a Cento, vicino a Ferrara, vengono messi a confronto con i disegni del pittore barocco Guercino in una mostra curata da Vittorio Sgarbi e Duccio Trombadori; quindi sono esposti a Berlino, Londra, Taiwan, Praga, Aquascalientes in Messico e San Paolo del Brasile. Nello scorso gennaio a Palazzo Montanari a Bologna si è inaugurata la mostra intitolata “Crocefissioni” con i disegni esposti accanto alle opere con il medesimo soggetto dell’artista protagonista dell’azionismo viennese Hermann Nitsch e del bolognese Concetto Pozzati. Qualche mese fa i disegni di Bacon dialogavano con l’opera di Darren Coffield alla Herrick Gallery di Londra. In quella circostanza sul “Telegraph” Colin Gleadell sottolineava come l’autenticità dei disegni di Ravarino abbiano sempre acceso vivaci discussioni, con le case d’asta quali Sotheby’s o Christie che non hanno mai accettato alcuno di questi pezzi per metterli in vendita. Ma ricordava soprattutto come Martin Harrison, considerato il più autorevole critico di Bacon, principale consulente del Francis Bacon Estate, ente che ufficialmente tutela l’opera dell’artista, non li abbia mai considerati autentici ma “solo pastiche, o anche parodie, profondamente irrispettosi del vero corpus del lavoro di Bacon”. Harrison per il Francis Bacon Estate ha pure curato il catalogo generale dell’artista, appena uscito in cinque volumi (900 illustrazioni a colori, pp.1584), in cui ha incluso ben 100 opere inedite ma non i “disegni italiani”.

Per contro la Francis Bacon Foundation, sempre quest’anno ha pubblicato il suo catalogo dei disegni con i testi di Lucie Smith, Umberto Guerini, Cristiano Lovatelli Ravarino, la riproduzione di 474 opere, una ricca appendice di testimonianze (pagg. 392).

Da una parte la scienza, dall’altra l’occhio del conoscitore: perizie grafologiche e indagini scientifiche condotte sui materiali utilizzati hanno anche di recente confermato l’autenticità dei disegni eppure insieme a Martin Harrison, altri critici si sono espressi in maniera negativa sulle stesse opere grafiche. In occasione della mostra su El Greco tenutasi alla Casa dei Carraresi di Treviso tra ottobre e aprile, dove comparivano anche due Crocefissioni della collezione Ravarino è scoppiata nuovamente la polemica: il curatore della mostra Lionello Puppi ovviamente li difendeva, Marco Tonelli, riferimento italiano per il catalogo di Bacon, sulle pagine della “Tribuna di Treviso” non li riteneva “minimamente accostabili alla poetica di Bacon”.

La corte di Cambridge nel 2012 ha stabilito, dopo aver ascoltato i massimi esperti inglesi, che sei disegni appartenenti alla collezione italiana di Ravarino erano “contraffazioni”. Ulteriori sentenze nel 2013 a Berlino e nel 2016 a Bologna avrebbero sostanzialmente confermato la sentenza del 2004.

Non è neanche più questione di credere o meno alla “leggenda”, incrementata dall’autore stesso quando era in vita, per cui Bacon non disegnava, dal momento che dopo la sua morte sono emersi vari schizzi e studi su carta come quelli della raccolta Barry Joule, donata alla Tate Gallery nel 2004. In questo caso si tratta piuttosto di accordare il linguaggio dei “disegni italiani” con quello, per la verità profondamente diverso, della pittura di Francis. Per Edward Lucie Smith che paragona questi disegni a quelli che Michelangelo donò in età avanzata al giovane Tommaso de’ Cavalieri, l’aspetto più affascinante «è che essi sono il lavoro di un Laocoonte, un uomo che ha combattuto duramente per scappare dai serpenti avvolgenti del proprio mito e tornare al piacere di fare arte per il solo piacere di farla – nessun’altra ragione che questa». Ma chi era per Edward Lucie Smith l’artista Francis Bacon? «Ho conosciuto Bacon – risponde Smith – molto superficialmente e non mi piaceva caratterialmente». «Questi disegni – continua – sono chiamati disegni italiani principalmente perché sono stati realizzati in Italia e appartengono a un italiano. Sono realizzati parte in Italia parte a Londra». Ma perché scegliere proprio le Crocefissioni per questa mostra triestina? «Le Crocefissioni – risponde ancora Lucie Smith – sono secondo me i disegni più potenti della serie, hanno una forte carica emozionale che è interessante perché Bacon era un ateo convinto. Egli morì assistito dalle suore, lasciò il suo corpo alla scienza e non ci fu funerale». Bacon a Trieste: come sarebbe stato il rapporto dell’artista con la città di Trieste, con la sua cultura, con i suoi artisti? «Trieste – dice ancora il critico – è sempre stata amica del nuovo nell’arte. Bacon è in qualche modo una figura non dissimile da Joyce. In altro modo sembra Winckelmann, il grande teorico del Neoclassicimo, che fu ucciso da un prostituto a Trieste». All’inaugurazione del 15 luglio, oltre a Edward Lucie Smith, Umberto Guerini, Cristiano Lovatelli Ravarino sarà presente pure Paul Carter Robinson, editore della rivista londinese “Artlyst”. L’associazione Woland che con questa mostra segna un’ulteriore tappa del suo “Prometheus project” darà inoltre l’opportunità al suo pubblico di esprimersi attraverso un questionario.

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